LETTURE AD ALTA VOCE (2° p.)

Dopo la prima traumatica esperienza di lettura ad alta voce, mi convinsi che quell'attività era tutt'altro che semplice, non si poteva improvvisare, la buona volontà non bastava. Per qualche tempo pensai che, infondo, i bambini a cui avevo letto la storia dell'orrore erano soltanto un pò perfidi e per un motivo ignoto ce l'avevano con me. Ma quando la mia mente tornò di nuovo lucida e la sconfitta cominciò a bruciare di meno mi resi semplicemente conto che non ero capace e dovevo rimediare. Cominciai a guardare un pò in rete per raccattare qualche informazione sull'argomento. C'erano un'infinita schiera di saputelli che parlavano tanto ma spiegavano niente. La ricerca nel web non diede i frutti sperati, anzi mi convinse ancora di più che non ne sapevo proprio nulla. Mi costrinsi a ricordare a me stessa che infondo avevo sempre in tasca una laurea in Scienze dell'Educazione, insomma a qualcosa doveva pur servire! Andai a spulciare tra i miei vecchi appunti. All'esame di letteratura per l'infanzia avevo preso un bel 28 (e che cavolo!) eppure il programma sembrava quello del 1800. Si paritva dai miti per arrivare ai grandi classici, nulla sulla letteratura contemporanea, niente ma proprio niente sulla lettura ad alta voce. Figuriamoci!!! Sprofondai nell'incertezza.
Devo ammettere che non sono una persona molto sicura, gli sbalzi d'umore mi affliggono da quando ho ricordi, posso tranquillamente passare da un'esagerata euforia per un sorriso inaspettato alla tristezza più profonda per un non nulla. La consapevolezza di questo mio "simpatico" caratterino mi dovrebbe portare dritta, dritta in analisi ma nemmeno quella volta mi decisi al grande passo e continuai a mantenermi in un equilibrio precario tra la depressione per l'inutilità della mia vita e la voglia di cambiamento che sempre per fortuna mi accompagna.
Scrissi una mail alla mia prof di letteratura...(fine seconda puntata)